
Il Festival di Sanremo 2025 è alle porte, pronto a incantare il pubblico dal 11 al 15 febbraio al Teatro Ariston. Quest’anno, la kermesse musicale italiana si preannuncia ricca di emozioni, con una line-up di artisti di spicco e ospiti internazionale, d’altronde è sempre così che si inizia un articolo che parla di Sanremo nazional popolare, giusto?
Tra i 29 partecipanti di questa edizione, si dovevano essere 30 ma Emis Killa ha avuto problemi con la tifoseria rossonera allora ha deciso di ritirarsi, spiccano nomi come Achille Lauro, Elodie, Giorgia e Fedez. Ma ci saranno anche nomi che potrebbero far rabbrividire, per fare una citazione, per essere stati messi in gara insieme a Massimo Ranieri, come Tony Effe.
La prima serata vedrà la partecipazione di ospiti illustri come Jovanotti e le cantanti Noa e Mira Awad, quest’ultime proporranno una loro versione di “Imagine” di John Lennon, portando un messaggio di pace. Ad affiancare il conduttore Carlo Conti, in questa serata di apertura, saranno Antonella Clerici e Gerry Scotti (finalmente per Gerry direi).
L’ordine di esibizione della prima serata è stato annunciato: aprirà Gaia e chiuderanno The Kolors. La serata si aprirà con un omaggio al maestro Ezio Bosso. Carlo Conti ha dichiarato che darà la line ad Alessandro Cattelan, conduttore del “Dopo Sanremo” alle 01:10, ma tanto io starò già dormendo.
Secondo le ultime indiscrezioni, Achille Lauro ed Elodie sono tra i favoriti per raggiungere la finale, grazie alla loro popolarità, il primo tirata a lucido grazie all’ultima edizione di XFactor, la seconda perchè la canzone pare essere una bella canzone. Alle aspettative generate attorno ai loro brani, tuttavia, la competizione è aperta e riserva sempre sorprese, con possibili outsider pronti a conquistare il pubblico e le giurie.
Un elemento di interesse riguarda la presenza contemporanea di Fedez, Achille Lauro e Tony Effe sul palco dell’Ariston, dopo le recenti vicende personali che li hanno coinvolti e del Vaso di Pandora (e non Pandoro) rotto da Fabrizio Corona. Chissà se vedremo scene come quelle tra Bugo e Morgan. Dubito.
Non resta che attendere l’inizio del Festival per scoprire quali emozioni e sorprese ci riserverà questa edizione 2025, tra musica, spettacolo e sicuramente momenti che alla fine faranno la storia del Festival.
Il Festival di Sanremo non è solo un evento musicale, ma un fenomeno culturale e sociale che riflette le trasformazioni della società italiana. Nato nel 1951, ha accompagnato il Paese nel suo percorso storico, rispecchiando mode, tendenze e cambiamenti generazionali. La sua importanza antropologica si coglie nell’evoluzione del linguaggio musicale, nella rappresentazione delle identità di genere e nell’inclusione di tematiche sociali sempre più attuali.
Se negli anni ’50 e ’60 il festival era una manifestazione di un’Italia che cercava di ricostruirsi dopo la guerra, con canzoni incentrate sull’amore e sulla speranza, dagli anni ’70 ha iniziato a farsi portavoce anche delle inquietudini giovanili e dei mutamenti culturali. Basti pensare che la presenza di artisti come Fabrizio De André e Rino Gaetano ha introdotto una narrazione più critica e sociale, mentre negli anni ’80 e ’90 la competizione ha aperto le porte al pop commerciale, consolidando il suo ruolo di grande evento nazionalpopolare.
Essendo un antropologo non posso non avere quello sguardo che va oltre la cortina opaca che il festival mette davanti agli occhi della gente. Sanremo è un rito collettivo che unisce il Paese in un’esperienza condivisa, ma non da tutti. Come ogni rituale sociale, crea un momento di sospensione dal quotidiano, durante il quale la comunità si ritrova a discutere, giudicare e interpretare il significato dei testi, delle esibizioni e degli avvenimenti legati allo spettacolo. Questo lo rende un osservatorio privilegiato dei valori e delle aspirazioni della società italiana. Ma è ancora cosi? Credo che adesso “tutti guardano Sanremo” solo perché si è alla ricerca dello scandalo o dello “scoop”, non rispecchia la società attuale e non tutti sospendo la settimana lavorativa per vedere il festival.
Non credo che, come in passato, il festival giochi un ruolo importante nella costruzione dell’identità nazionale. La musica sanremese, e in generale l’evento del festival in sé, pur aprendosi sempre più a influenze internazionali, a altri generi musicali e all’uso dell’autotune, resta un prodotto profondamente italiano, non più capace di fondere tradizione e innovazione. Sicuramente direte: certo i tempi cambiano e non tutto resta uguale. Certo ma Sanremo è o dovrebbe essere uno specchio culturale della società, delle tensioni culturali, di temi politici e sociali che i cantanti portano sul palco. Ma purtroppo non è più cosi, ci sarà solo la polemica, la politicizzazione e, come avvenuto per il duetto di Fedez-Masini nella serata dei duetti la censura. Carlo Conti si sta sforzando nel proporre la presenza di Noa e Mira Awad con una versione di Imagine di John Lennon non è solo un momento musicale, ma un potente messaggio di pace in un periodo storico segnato da conflitti, ma sappiamo che questo non basta per fa luce su quanto sta succedendo da altre parti.
Sanremo non è solo una gara canora, ma un luogo simbolico in cui si gioca il confronto tra la tradizione e il cambiamento e analizzarlo con uno sguardo antropologico permette di cogliere sfumature culturali che lo rendono un evento significativo della scena italiana.
In fondo, il festival è un termometro culturale: chi salirà sul palco, chi vincerà, ma soprattutto quali saranno le canzoni che resteranno nel tempo, a noi non è dato sapere per adesso, ma personalmente spero vinca una bella canzone (Brunori Sas mi raccomando!). Quindi, più che chiederci chi trionferà, quale canzone sarà la più bella, dovremmo domandarci quale storia il festival ci racconterà quest’anno e soprattutto se il prossimo anno i Jalisse parteciperanno.
Alla prossima, Federico.

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