Racconto da una stanza d’ospedale

Il suono ovattato delle scarpe degli infermieri di turno rimbombava nel corridoio vuoto. Franck fissava il soffitto della sua stanza d’ospedale, incapace di dormire. L’operazione al suo ginocchio era programmata, ma per qualche strano motivo era stata rimandata, e quell’attesa lo divorava. Sentiva il cuore battere forte, non per il dolore fisico, ma per l’ansia che saliva ogni giorno. Non riusciva a distogliere lo sguardo dalla finestra. L’unico passatempo che aveva tra un libro e il cellulare quando non riusciva a dormire. L’edificio di fronte era un vecchio complesso di appartamenti, ognuno con le proprie storie racchiuse dietro tende tirate o finestre chiuse. Quella notte, tuttavia, molte finestre erano illuminate. Franck, per distrarsi, iniziò a osservare. Nella prima finestra, una coppia litigava animatamente, gesticolando come se stessero combattendo contro un destino già scritto. Poco più in là, una ragazza giovane, forse una studentessa, studiava chini su un tavolo pieno di libri, persa nei suoi pensieri. Fin qui, tutto normale, il consueto teatro della vita quotidiana. Ma fu la terza finestra a catturare la sua attenzione. La stanza, mal illuminata, rivelava solo una parte del suo interno: tende grigie, pareti spoglie e una figura che si muoveva freneticamente. Franck strizzò gli occhi, cercando di mettere a fuoco. Un uomo in piedi accanto a un corpo disteso. La luce soffusa rendeva difficile capire, ma sembrava che fosse riverso su qualcosa… o qualcuno. Le sue mani erano macchiate, ma non capiva se fosse sangue o solo un’ombra. Poi, l’uomo tirò fuori qualcosa, un sacco nero. Con una velocità sorprendente, avvolse il corpo e lo trascinò fuori dalla vista, scomparendo nel buio della stanza.
Il cuore di Franck accelerò. Stava davvero assistendo a un omicidio?
Il suo primo istinto fu quello di avvisare qualcuno, ma chi avrebbe creduto a un paziente in preda all’ansia pre-operatoria, mezzo intontito dai farmaci? Rimase paralizzato, incerto su cosa fare. Ma mentre il suo sguardo era ancora fisso sulla scena, l’uomo riapparve, guardandosi intorno nella stanza. E poi, in un attimo agghiacciante, i suoi occhi si spostarono verso la finestra.
Franck trattenne il respiro.
L’uomo lo guardava. Non c’era alcun dubbio. Sembrava scrutarlo con la stessa intensità con cui lui aveva osservato la scena pochi istanti prima. Gli occhi dell’uomo, freddi e privi di emozione, attraversavano la distanza che li separava, come se sapesse esattamente chi stava guardando.
Franck si ritrasse istintivamente dalla finestra, il corpo rigido. Sentiva il suo cuore martellare nel petto, e improvvisamente l’ospedale, così anonimo e sicuro fino a pochi minuti prima, sembrava troppo silenzioso, troppo vuoto. Il ticchettio dell’orologio pareva rimbombare nella stanza. Che cosa avrebbe fatto quell’uomo adesso? Era solo una coincidenza o l’aveva davvero visto? Forse avrebbe ignorato il tutto, o forse… no. Non poteva pensare in modo razionale. Doveva fare qualcosa. Si alzò dal letto, il corpo ancora pesante per le medicine, e si avvicinò lentamente alla porta. La aprì appena, il corridoio era vuoto. Nessun medico, nessun infermiere in vista. Una quiete innaturale avvolgeva tutto.
Quando tornò alla finestra per dare un altro sguardo, vide la stanza vuota. L’uomo non c’era più.
Poi sentì un rumore. Proveniva dal corridoio, il suono delle scarpe, un passo dopo l’altro. Lento. Deciso.
Le mani di Franck tremarono mentre cercava il bottone per chiamare un’infermiera. Il pulsante non funzionava. La luce rossa che segnalava la chiamata non si accese. Un altro passo, questa volta più vicino.
Il cuore gli salì in gola mentre la maniglia della porta si muoveva lentamente.
Franck si girò, fissando la porta che si apriva con un cigolio.
Fu allora che vide il volto. Non era un’infermiera, né un medico. Era lui.
Lo stesso uomo della finestra.
Federico Di Girolamo 17/09/2024

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