Un piccola riflessione in tempi in cui bisogna essere vigili dopo un funesto 25 Aprile.

Il 25 Aprile di questo 2024, mi ha fatto riflettere sul tempo che stiamo vivendo. Il 25 Aprile rappresenta una data significativa per una parte dell’Italia, poiché commemora la Liberazione del paese dal regime fascista durante la Seconda Guerra Mondiale nel 1945. Questo evento segnò la fine del regime fascista di Mussolini e il crollo del nazifascismo in Italia. Tuttavia, rimane da comprendere chi siano i Fascisti moderni e cosa rappresentino oggi e perché c’è una parte d’Italia che non festeggia. Abbiamo forse mai riflettuto su chi siano i nuovi fascisti?

I “Fascisti moderni” possono essere identificati come individui che aderiscono a ideologie nazionaliste e sostengono un forte controllo centralizzato del governo, con un leader autoritario detentore di ampi poteri. Promuovono un’identità nazionale esclusiva e una concezione di superiorità nazionale. Valorizzano la forza militare e la disciplina come virtù fondamentali per la società, mentre criticano le istituzioni democratiche a favore di un’unica volontà nazionale espressa attraverso un leader forte. Non accettano il pluralismo politico e culturale e spesso discriminano o reprimono gruppi considerati “altri” o “nemici”. Idealizzano il passato storico e cercano di mantenere una visione tradizionale della società, anche mediante l’uso di intimidazioni, violenze o coercizioni per perseguire i loro obiettivi politici.

Ma i Fascisti moderni sono come quelli di un tempo e sono ancora presenti oggi? Forse no, a mio parere si sono evoluti, oppure mi sbaglio e sono solamente dei nostalgici del passato. Il fascista contemporaneo si considera erede del fascismo storico, pensa e agisce secondo le idee e i metodi del fascismo passato, e aderisce a organizzazioni che si richiamano a quel periodo, aspirando a realizzare una concezione fascista della nazione e dello Stato, anche se non necessariamente identica allo Stato mussoliniano. Questa è solo la mia considerazione sui fascisti moderni. Essi sono individui che possono sentirsi nostalgici nonostante siano nati negli anni ’80 e non abbiano sperimentato il servizio militare, dato che la leva obbligatoria fu abolita prima ancora per chi è nato nel 1983 come me, che non ha mai conosciuto l’esperienza di imbracciare un fucile per la patria. Sono nipoti che hanno ascoltato i racconti nostalgici dei nonni, permeati dalla cultura in cui sono cresciuti. Rappresentano la cosiddetta nuova generazione, godendo delle libertà che un regime fascista non avrebbe concesso, e questo è ciò che li rende un pericolo. Sono un pericolo perché sono ignoranti. Sta diffondendosi sempre di più, partendo dall’America e giungendo in Europa, una destra che non nasconde la sua ammirazione per modelli come quelli dell’Ungheria o della Polonia, definendo questa tendenza eufemisticamente come “democrazia illiberale”. In realtà, si tratta del tentativo graduale di instaurare un regime eliminando l’indipendenza della stampa, ultimo caso quello di Scurati, del mondo economico e del potere giudiziario, attraverso un sapiente mix di corruzione, intimidazione e sperando che non si arrivi alla violenza. Più delle esibizioni dei saluti romani o delle foto con simboli mussoliniani, dovremmo interrogare i leader della destra italiana, da Giorgia Meloni a Matteo Salvini, sui loro rapporti e la loro dichiarata ammirazione per Orbán. È preoccupante la somiglianza tra la loro propaganda e i loro slogan. La tragedia è che, mentre una parte della destra europea e americana intraprende questa pericolosa strada, in Italia la sinistra, i liberali e i democratici in generale, sonnambuli e incapaci di vedere oltre le proprie idiosincrasie personali, si dividono tra chi denuncia l’avvento della dittatura del politicamente corretto e chi critica il regime dei banchieri, chi minaccia una tassa patrimoniale e chi si oppone alla deriva neoliberale, in un dibattito degno di un gruppo di adolescenti alla prima occupazione, dopo più di uno spinello. Nell’America dove un presidente uscente ha tentato apertamente di impedire il regolare passaggio di poteri dopo aver perso le elezioni, non è lecito discutere della minaccia alla democrazia rappresentata dai progressisti di Bernie Sanders o Alexandria Ocasio-Cortez, semplicemente perché vorrebbero aumentare leggermente le tasse. Analogamente, dovrebbe essere altrettanto impensabile, per qualunque liberale in buona fede, fare discorsi simili a proposito del centrosinistra, nel paese in cui appena qualche anno fa Luigi Di Maio chiedeva in piazza la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica per il rifiuto di nominare un ministro delle Finanze no euro, e poco dopo Matteo Salvini promuoveva campagne d’odio contro i migranti direttamente dal ministero dell’Interno, mentre Giorgia Meloni ripeteva gli slogan proposti da Orban contro George Soros e il cosiddetto “piano di sostituzione etnica”. Un classico della propaganda di Orban, adottato ora dalla destra trumpiana negli Stati Uniti, che in Italia è stato portato in televisione dal futuro senatore grillino Gianluigi Paragone e online da una serie di blogger, pseudo-intellettuali e attivisti seguaci di Casaleggio, da cui la bestia salviniana prima e Fratelli d’Italia poi hanno copiato. Questo solo per fare degli esempi.

Questo è il momento di fare chiarezza e riconoscere dove risieda davvero il pericolo autoritario del nostro tempo, di cui tutti parlano ma che alcuni non riescono a identificare, forse perché troppo abituati a proferire parole in cui non credono.

È ora di sollevare le voci in difesa della libertà e della democrazia, di opporsi con fermezza a qualsiasi forma di autoritarismo e di lottare per una società inclusiva, giusta e rispettosa dei diritti di tutti i cittadini. Dobbiamo essere uniti nel respingere ideologie che minacciano i valori fondamentali su cui si basano le nostre società libere e democratiche. Il futuro della nostra democrazia dipende dalla nostra determinazione e impegno nel difendere e promuovere i principi di libertà e uguaglianza per tutti.

Alla prossima. Federico.

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