L’overdose tech può fare danni?

Mentre rovistavo tra le cose sparse disordinatamente sulla mia scrivania, ho ritrovato un adattatore comprato apposta per il mio soggiorno a Londra di qualche anno fa, e facevo questa considerazione: Oggi la diversità culturale persiste grazie alle prese elettriche in varie parti del mondo, richiedendo l’acquisto di adattatori speciali prima di viaggiare. Una volta superato questo ostacolo e ricaricati i nostri dispositivi elettronici, come computer, tablet o smartphone, ci troviamo di fronte al più vasto standard mai concepito dall’umanità: il web, un compendio anti-Babele. Prima di affrontare la paura di un pensiero omogeneo, è cruciale considerare che la standardizzazione del web rappresenta una delle maggiori realizzazioni umane, in cui convergono due aspetti cruciali. In primo luogo, il pensiero tende naturalmente verso l’universalità poiché l’uomo è un essere sociale, anche se non sempre socievole; non è un caso che “idiota” abbia avuto originariamente il significato di chi vive in isolamento. In secondo luogo, tra i vari mezzi di universalizzazione, il più potente è la tecnologia, e la scrittura è il mezzo dominante sul web, mantenendo un legame peculiare con il pensiero e fornendogli sia sostanza che forma. Quando si elogia un pensiero “lineare” o lo si critica come “tortuoso“, si fa riferimento al modo in cui la scrittura organizza il pensiero. Come dimostrato da Walter J Ong in “Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola”, la scrittura rende il pensiero più astratto, analitico e meno ridondante. Rousseau sottolineava che prima dell’invenzione della scrittura, l’umanità rimaneva in uno stato infantile. Senza scrittura, non ci sarebbe la scienza e ogni generazione dovrebbe reinventare le stesse conoscenze, anche se il pensiero è la visione antropologica diverge da questa considerazione. Ma questa è un’altra cosa e teniamola buona in questo contesto.
Quindi ci sono rischi? Senza dubbio si. Tuttavia, sono gli stessi rischi che vengono paventati ad ogni avanzamento tecnologico. Se la televisione avesse davvero avuto gli effetti catastrofici previsti dagli educatori degli anni ’60, la paura infatti era quella del rischio di un diffuso analfabetismo, il fatto che qualcuno stia leggendo questo articolo in questo momento sarebbe quasi miracoloso. Molte delle critiche rivolte alle tecnologie informatiche, dalla perdita di memoria alla mancanza di interiorità, sono simili a quelle mosse dal faraone Thamus contro la scrittura nel dialogo di Platone nel Fedro.
Siamo sopravvissuti allora, e sopravviveremo anche questa volta.
Alla prossima. Federico.

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